
Aggraziato ed elegante, il Sacro di Birmania è un gatto di taglia media, dalla struttura imponente: il corpo è lievemente allungato con zampe corte e robuste.
La testa, con le guance piene e rotonde, ha una fronte bombata con un naso di media lunghezza senza stop, le orecchie sono piccole e con estremità arrotondate e gli occhi magnifici, sono leggermente ovali e di un azzurro/blu intenso. Pochissimo sottopelo contraddistingue il mantello setoso, che varia dal beige al dorato, al bianco a seconda del colore delle punte. Il colore delle punte determina il tipo di birmano, classificandolo come seal, blu, chocolate, lilac, red, crema. I tabby si identificano per le striature sul muso, sulle zampe e sulla coda ed i tortie hanno i colori mescolati tra loro in modo casuale.
La vera caratteristica del gatto Sacro di Birmania è il guantaggio
che deve essere simmetrico sia sui piedi anteriori che su quelli posteriori,
deve essere di un bianco candido e deve limitarsi alle dita senza oltrepassare
il metacarpo; sul plantare dell’arto posteriore il bianco non deve superare
mezzo/ tre quarti del tallone e deve formare la tipica V rovesciata.
Dalla forte personalità,
il birmano è un gatto equilibrato, intelligente e molto affettuoso.
Con il padrone instaura un vero rapporto di amore tanto da essere sconsigliato
per le persone che sono spesso via. E’ attivo e giocherellone , ma come
tutti i gatti è abitudinario anche se ben si adatta a viaggi e spostamenti.
Adora la compagnia in genere : è adatto sia per i bambini, che per
gli anziani, tollera bene altri animali e gioca fino allo sfinimento con i
suoi simili. Il pelo semilungo,
non formando nodi, non necessita di continue cure.
E’quindi il compagno ideale per chi cerca una sincera compagnia e tanto
affetto.
In un Tempio della Birmania
si adorava una Dea tutta d’oro con gli occhi color zaffiro. Un giorno,
mentre il Gran Sacerdote era insieme al suo gatto bianco con gli occhi gialli,
in adorazione della Dea, alcuni predoni entrarono nel tempio ed uccisero il
monaco. L’animale, vedendo il suo padrone steso a terra, salì
sopra il corpo inanimato e fissò la Dea negli occhi. Avvenne allora
una straordinaria trasformazione: il mantello del gatto prese il colore oro
della Dea, le gambe, il muso, le orecchie e la coda assunsero il colore scuro
della terra e gli occhi divennero blu zaffiro come quelli della divinità.
Solo le zampe, che poggiavano sul corpo del monaco, rimasero candide in segno
di purezza.
I primi due esemplari di gatto Sacro di Birmania giunsero in Francia nel 1918;
solo la femmina sopravvisse e mise al mondo una prima cucciolata dalla quale
ebbe origine l’intera razza che venne ufficialmente riconosciuta nel
1966.